Moda che si adatta alla religione
burka
"Il velo islamico colorato che copre il capo, in arabo hijab, è la moda lanciata dalla primavera araba". Ne è certo lo stilista palestinese Jamal Taslaq che parla degli effetti sul costume delle recenti rivoluzioni nel mondo arabo, tra ascesa di partiti islamici e voglia di libertà. "Prima delle rivoluzioni nelle tv di stato, come quella egiziana, le conduttrici dei tg non potevano avere il velo. Ora invece hanno la libertà di indossarlo e molte usano veli dai colori sgargianti... Si moltiplicano le sfilate e i progetti in questo senso nei paesi del Golfo. Ma guardiamo anche al Nord Africa e in particolare alla Libia, che è da sempre un paese ricco di petrolio, ma dove la dittatura non lasciava libertà all'arte e alla moda. Il paese che meglio risponde è invece il Marocco, dove aumenta il benessere e quindi la possibilità di spendere soldi per un vestito di moda".
Secondo lo stilista, "ora con questa primavera araba i giovani vogliono la libertà e il benessere e nei paesi dove sono cadute le dittature c'è voglia di partecipare ad eventi mondani. Per questo sto registrano una forte richiesta di vestiti da sera e di abiti da sposa". Non tutti i cambiamenti, però, vanno in questa direzione. I partiti islamici che si stanno affermando nei Paesi della 'primavera araba' hanno infatti una dura prova ora da affrontare: il 'bikini' sulle spiagge. In Marocco, Egitto e Tunisia il turismo dai Paesi occidentali rappresenta una percentuale consistente del Pil, rispettivamente il 14%, l'11,5% e il 7%, ma la recente vittoria dei partiti filo-islamici alle elezioni che si sono svolte di recente nei tre Paesi pone interrogativi sulle sorti di un settore vitale e molti osservatori si chiedono se i nuovi governanti riusciranno a dare prova di moderazione e a conciliare i loro principi dottrinali con le esigenze economiche dei loro Stati. Tutto questo "in Paesi senza petrolio, dove il turista, la sua birra al tavolino, il bikini della sua fidanzata e i suoi euro solo la prima fonte di introiti", spiega il sito di notizie 'Slate Afrique'. Se l'indomani della vittoria, 'Al-Nahda' si è affrettato a rassicurare gli animi dichiarando che i turisti in Tunisia non saranno toccati, i salafiti del partito egiziano 'Al-Nour', incoraggiati dal successo del primo turno, hanno fatto sapere pochi giorni fa che vieteranno l'alcool e il turismo balneare, che a loro avviso "stimola il vizio". Un rappresentante di 'Al-Nour' ha fatto sapere che la sua corrente intende promuovere un turismo 'islamic-friendly'.
"Il partito non vuole vietare il turismo balneare, ma vogliamo un turismo più 'halal' (ossia lecito secondo l'Islam, ndr)", ha detto l'esponente salafita. Da tutto questo, precisa il sito, si capisce che "la prova 'bikini' sarà dura e rischia di creare divisioni. Qualcuno propone già delle soluzioni: in Algeria qualcuno ha inventato il 'trikini', noto anche come 'burkini', un costume intero fatto in modo tale da coprire ogni traccia di attributo sessuale, ovviamente destinato alle donne. Altrove viene applicato un tipo di turismo 'offshore', con zone destinate esclusivamente ai turisti stranieri.

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